ATIR
22 marzo dalle ore 17.30: Teaatro Ringhiera, via Bolfava 17, Milano Tel:0258325578__www.atirteatro.it
Border è...
“Border”, ovvero al confine, al limite.“Border”, ovvero la diversità che si riconosce e riconoscendosi si dà un'identità.
“Border”, ovvero trasversale ed estremo, periferico e unico.
Come compagnia di teatro, noi dell’A.T.I.R., ci sentiamo particolarmente stimolati dal progetto “Border”.
Fare teatro oggi è di per se stesso “border”, è operare ai confini della cultura, essere in un qualche modo esiliati dai grandi eventi mediatici che muovono gente e denaro, vuol dire spesso non avere una casa, non avere gli spazi, non avere i mezzi minimi di sopravvivenza. Fare teatro oggi è un atto di resistenza pacifico e civile all’imbarbarimento etico circostante. E’ difendere bellezza e verità, concetti, questi, decisamente “border” nella nostra era.
Da poco più di un anno (dopo dodici di nomadismo!) abbiamo fissato la nostra sede in un teatro di periferia, il Teatro Ringhiera di via Boifava (quartiere Boifava-Gratosoglio). Qui, ogni giorno, tocchiamo da vicino cosa significhi vivere al “confine”, un “confine” che è degrado, abbandono, desolazione, un quartiere di ombre che non mostra alcun interesse a rivelarsi e a socializzare. Un luogo difficile, difficilissimo da animare, un teatro troppo spesso vuoto, che sembra impossibile riempire. Eppure è proprio in questa terra di nessuno, che come le terre di nessuno diventa preda di scorribande e razzie, dove tutti vogliono qualcosa ma niente si sedimenta davvero, dove i politici di turno si fanno belli ostentando miracolosi quanto fumosi piani di “rivitalizzazione delle periferie”, in questo luogo vuoto, a tratti assente, abbiamo sentito che era ancora possibile ritagliarsi e costruirsi una porzione di libertà, di pari passo con la necessità di fare del nostro mestiere qualcosa di unico.
L’A.T.I.R. è un gruppo guidato da molte donne, senza esclusione alcuna degli uomini, ma che ha sicuramente un’impronta e una gestione “al femminile”, mai ostentata ma da sempre sostenuta e protetta. La via femminile è una via border, in un mondo dove la donna, piaccia o meno, lo si voglia riconoscere o meno, è comunque sempre relegata ai margini.
I temi stessi che negli anni abbiamo affrontato e studiato, le questioni fondamentali che ci siamo posti nel fare teatro, le parole scambiate col pubblico, sono spesso ritornate al concetto di border.
Progetto
L’AGGANCIOdi Nadine Gordimer
riduzione teatrale e regia di Serena Sinigaglia
con Fausto Russo Alesi nel ruolo di Abdu o meglio Ibrahim
Mariangela Granelli nel ruolo di Julie Summers
“ Andiamo in un altro paese…Tutto il resto va da sé. Tu dì solo sì.” William Plomer
Lo spettacolo con cui partecipiamo al progetto è l'Aggancio, dall'omonimo romanzo del premio nobel Nadine Gordimer. E’ un romanzo che sviscera in maniera delicata, mai retorica, il tema dell’integrazione/disintegrazione tra culture diverse, che fa luce su un fatto lampante, eppure troppo spesso trascurato: se da un lato ci sono coloro che abbandonano il proprio paese per lasciare una condizione di disagio non più sopportabile, dall'altro, anche l’uomo occidentale, l’ospite, per primo, è inquieto, insoddisfatto, allucinato, bisognoso d’altro. Un altro che la società dei consumi non riesce più a dargli, il senso più profondo dell’esistenza. Si crea così un cortocircuito, una sorta di rocambolesco rovesciamento delle prospettive che finisce per dirci: border è prima di tutto una condizione dell’anima, non dipende da geografie e politiche, anche se da esse spesso deriva, ma in prima istanza è un moto di disagio, è ricerca di amore e bellezza, di armonia, è dignità nel senso più alto del termine. Ecco, la dignità. Il concetto chiave.
DOMENICA 22 MARZO ORE 16.00
BIGLITTI 15,00/10,00 EURO