Anabi
24 marzo dalle ore 18.00: Casa Morigi, via Morigi 8, Milano__www.casamorigi.org
Border è...
‘Le reèl c’est les autres, la fiction c’est soi’. J.L. Godard
I confini che ognuno si costruisce attorno sono frutto della mancata connessione alla realtà, la difesa di un io che si pretende autosufficiente e, ponendosi come essere pensante prima che respirante, non coglie l’arricchimento reciproco che deriva dal rendersi permeabile all’altro.
La pelle è l’unico confine che davvero ci contiene. Ma anch’essa è un organo poroso e respirante.
Progetto
MY BLIND EYE- LET ME IN HERE
IL MIO OCCHIO CIECO-LASCIAMI ENTRARE QUI
Produzione di un lavoro documentaristico/artistico sui rifugiati politici a Milano di cui il centro Naga-Har si occupa, in particolare su quelli in fase di accoglienza nella casa Nabad e poi in casa Morigi, formato da una serie di foto associata a un sonoro, consistente in un montaggio di voci ed eventualmente musica.
Il progetto si sviluppa in una prima tranche realizzata in Casa Nabad, in vista dell’accoglienza dei rifugiati in Casa Morigi, prevista per marzo, che produrrà una serie di stampe che saranno esposte in Casa Morigi in occasione della Giornata per i Rifugiati e la rassegna Border; proseguirà poi in una seconda fase di interviste e scatti con i rifugiati in seconda accoglienza di Casa Morigi, per giungere infine alla produzione del video.
‘My blind eye’ è la frase che meglio esprime l‘urgenza di guardare la realtà, oltre che con l’occhio appoggiato al mirino della macchina, anche con l’altro, che è chiuso.
Chi perde un occhio dice che continua a vedere con quello ‘altre cose’, che non appartengono alla realtà, ma piuttosto al ricordo, al confluire di altri sensi che non sono la vista, all’immaginazione, all’empatia, ma che comunque formano delle immagini nel cervello.
Avere un occhio cieco, inoltre, significa per Anabi disporsi verso l’altro e la realtà in una condizione di ascolto, attenzione, parità, rispetto, disponibilità, come se con quell’occhio fosse più facile immergersi in profondità, dove l’altro non arriva.
‘Lasciami entrare qui’ ha un significato biunivoco. E’ la frase pronunciata dallo straniero che bussa alla porta della nostra disponibilità ad accoglierlo e ad aiutarlo e al tempo stesso quella pronunciata dal fotografo che chiede al rifugiato di lasciarlo entrare nella sua vita, nella sua stanza, nelle sue cose, almeno un
po’, in punta dei piedi.
La finalità del progetto è, come detto, quella di produrre delle immagini, ma la provenienza , la storia, il dolore dei soggetti di quelle immagini impongono che la loro storia venga raccontata anche direttamente dai protagonisti.
Per questo il progetto si sviluppa in una prima fase di reciproca conoscenza in cui il colloquio, il racconto, la storia, hanno modo di svilupparsi; è qui che la voce, in quanto testimonianza, ha il ruolo principale e vale la pena che ne resti traccia.
La seconda fase, intrecciata alla prima, è invece quella della ripresa delle immagini, che inevitabilmente deriva dalla precedente e ne raccoglie i frutti.
Attività/curriculum
Anabi è nata a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo, nel 1974.
A Firenze studia prima lingue, poi pittura e disegno.
Dal 1998 vive a Milano, dove ha frequentato il corso di laurea in scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Negli ultimi cinque anni ha approfondito lo studio sulla scena dedicandosi alla recitazione.
Attualmente lavora come scenografa e costumista per il teatro e per allestimenti di eventi.
Da sempre interessata all'immagine e al teatro, ha trovato nella fotografia la sintesi tra questi due estremi.
Da allora sperimenta la tecnica e il linguaggio, puntando con la sua ricerca personale alla sintesi di reportage e immaginario poetico.
Nel 2008 ha studiato tra gli altri con Antoine d'Agata e Claudine Doury.
www.picasaweb.google.com/anabi08
www.myspace.com/annabertolotti
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